emilianozaino

Mercedes Bresso a LA STAMPA

InLibertà su agosto 7, 2009 a 8:29 am

Caro direttore,
fra meno di due anni cade il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, ma sembra che la questione sia vissuta con un certo imbarazzo dalla compagine attualmente al governo, discretamente impermeabile alle inquietudini di Carlo Azeglio Ciampi e del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.

In questa cornice, noi presidenti di Regione abbiamo un compito non facile: come far capire che si può – si deve – essere per il federalismo senza per questo essere contro l’unità nazionale? Come distinguere la lunga battaglia per un assetto istituzionale più moderno dalla lotta, tecnicamente reazionaria, di chi vorrebbe farci regredire, restituendo piena applicazione al concetto di sangue e suolo?

E come, infine, far capire che non abbiamo niente in comune con austriacanti e sanfedisti, tutti appartenenti alla medesima schiera di revisionisti che punta a riscrivere l’intera storia nazionale, dipingendo come una masnada di banditi e usurpatori le figure migliori degli ultimi due secoli, da Cavour ai fratelli Rosselli e da Garibaldi fino ai magistrati Falcone e Borsellino?

La mia opinione circa la necessità di pervenire rapidamente a un autentico federalismo fiscale è nota: in tutta Europa sono stati avviati processi di redistribuzione delle competenze a livello territoriale. Tutti i grandi Paesi dell’Unione, Francia compresa, stanno prendendo atto del fatto che lo Stato centrale non ce la fa più ad assicurare alcuni servizi essenziali. D’altra parte è sempre più evidente chel’alternativa al federalismo non sarà un più efficiente centralismo, ma la pura e semplice privatizzazione di interi spezzoni di servizi pubblici. Un esempio sopra tutti gli altri: la sanità italiana o sarà sempre più regionale, con la possibilità di utilizzare risorse proprie, o diventerà privata. Al principio di sussidiarietà verticale rischia di sostituirsi il principio di sussidiarietà orizzontale, con la salute dei cittadini affidata a una precarietà costituita interamente dall’alternativa fra beneficenza e mercato.

Ma questo non significa che lo Stato nazionale debba rinunciare, anche simbolicamente, a una serie di funzioni essenziali. La politica estera, l’esercito, la sicurezza pubblica, la bandiera, la difesa della lingua italiana in Italia e all’estero, la trasformazione e il pieno utilizzo degli Istituti italiani di cultura, l’organizzazione della Giustizia nel rispetto della Costituzione e dell’autonomia dei magistrati. Le Regioni non possono volere uno Stato più debole. In primo luogo perché non riuscirebbero a gareggiare in Europa con aree che invece si muovono con il potente sostegno di esecutivi efficienti e in secondo luogo perché la fragilità trasforma fatalmente quelle istituzioni che inevitabilmente debbono rimanere centrali in fattori che indeboliscono fortemente la competitività dei territori (un esempio: la giustizia civile).

Gli Uguali hanno Diritti con lo stesso nome

InUguaglianza su luglio 15, 2009 a 7:47 am

Ho trovato molto interessante e di alto valore divulgativo questo articolo pubblicato sulla rivista del Segretariato Sociale RAI. Spiega davvero bene, a mio parere, la sentenza del Tribunale di Venezia in materia di differenza di trattamento tra coppie omosessuali ed eterosessuali rispetto all’articolo 29 della Costituzione. Perchè il Tribunale di Venezia ha ritenuto di non poter decidere?

Desidero condividerlo con voi.

***

Una sentenza che fa storia
Tra diritto ed etica:
matrimonio tra persone omosessuali
Di Roberto Casella, avvocato.

Recentemente, il Tribunale di Venezia ha affrontato questa delicata materia. I Giudici escludono che l’art. 29 della Costituzione giustifichi il trattamento differenziato delle coppie omosessuali rispetto a quelle eterosessuali.
In un recente procedimento, il Tribunale di Venezia è stato chiamato ad affrontare una delle più delicate materie oggetto di discussione, non solo tra i giuristi: omosessualità e diritti. In data 4 febbraio 2009, i Giudici hanno sollevato un’eccezione di incostituzionalità su alcune norme che disciplinano il matrimonio. Nelle sue motivazioni, l’ordinanza si distingue per il manifesto tentativo di entrare nel merito della problematica, affrontando articolate tematiche di diritto e di riflesso argomentazioni eticamente sensibili. In particolare, il tema dibattuto è relativo alla riconoscibilità del diritto al matrimonio di una coppia omosessuale. L’occasione è un ricorso promosso da una coppia dello stesso sesso nei confronti dell’Ufficio anagrafe di Venezia. Quest’ultimo aveva rifiutato di procedere alle pubblicazioni di matrimonio richieste dalla coppia, motivando il diniego ad instaurare il procedimento preparatorio, previsto dall’art. 98 del codice civile, ritenendo “l’assoluta illegittimità della pubblicazione” ed affermando che “l’istituto del matrimonio è inequivocabilmente incentrato sulla diversità del sesso tra i coniugi”. Nel motivare la sospensione del procedimento ed il rinvio alla Corte Costituzionale, il Tribunale di Venezia richiama inizialmente un concetto semplice, ma importante: “nel sistema italiano il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è né previsto né vietato espressamente”. L’affermazione non deve stupire, se si considera che l’insieme della norme che disciplinano il matrimonio è stato introdotto nel nostro ordinamento nel 1942 e con la riforma del diritto di famiglia del 1975, momenti storici nei quali il legislatore era ben lontano dal porsi la questione del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Anzi, del tutto chiaramente ed in ossequio ad una tradizione consolidata e millenaria, gli artt. 107 e 108 del codice civile si riferiscono al marito e alla moglie come “attori” della celebrazione e protagonisti del rapporto coniugale, così come gli artt. 231 e ss quali autori della generazione.

Questo Blog nasce da un sogno

InSogni su luglio 7, 2009 a 2:00 pm

Eccomi, finalmente, dopo aver tanto desiderato un blog alla fine ce l’ho fatta, ho superato la mia grafofobia.
Mi presento a voi con un titolo che credo proprio vada spiegato: Berlinguer e la scimmietta.
Il perché di questo titolo è semplice: ho fatto un sogno, ho sognato di passeggiare con mio padre per una strada sterrata di un paese. Ad un tratto comincia a correre davanti a noi una scimmietta, corre da un capo all’altro della strada e si arrampica sui palazzi e sugli alberi alla disperata ricerca di qualcosa.
Alzando il mio sguardo, prima distratto, al centro della strada vedo un uomo minuto in atteggiaemnto riflessivo, di profilo rispetto a me e mio padre.
L’uomo si volta, è Enrico Berlinguer.
Ci guarda alza il sopracciglio sinistro e parla.
racconta che la scimmietta(natura cosciente) percepisce l’ambiente intorno a se come ostile(non si ri-trova nella natura).Tutto questo credo sia molto leopardiano, ma l’analisi continua e lo porta a riaffermare concetti che mi ricordano al “questione morale”. E’infatti l’uomo, che è natura, che produce un ambiente ostile a se stesso(questo è il principio dell’immoralità): “Noi siamo convinti che il mondo ,anche questo terribile ,intricato mondo di oggi, può essere conosciuto ,interpretato ,trasformato e messo al servizio dell’uomo , del suo benessere , della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita”. Dunque l’invito a riflettere sul progresso sostenibile come mezzo per raggiungere il bene dell’umanità e il bene dell’umanità senza esclusioni. Progresso sostenibile e inclusione sociale sono concetti fondamentali per avviare un circolo virtuoso il cui punto di congiunzione di cui è appunto il bene della “mondialità”, la moralità del nostro agire è il benessere di ogni sua parte.
Enrico ha terminato il suo intervento, mio padre fa per tornare indietro e io lo seguo, ho le lacrime agli occhi, sono scosso, mi sveglio.
Troppo bello questo sogno, dovevo condividerlo, tanto più che mi ha fatto bene come un medicinale miracoloso. Sono qui e scrivo quello che Enrico ha detto in sogno, quello che il mio inconscio mi ha ricordato, ovvero la mia formazione e i miei ideali, privandoli dei simboli da cui erano accompagnati all’epoca. Tutto questo mi stimola e mi suggerisce un nuovo impegno. Per questo sono qui.

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.